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la grecìa salentina CALIMERA |
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Calimera
Un po' di storia
L'origine greco-bizantina, chiaramente desumibile dal
nome, che significa "buongiorno", è rintracciabile anche nel
dialetto.Appartenne alla giurisdizione feudale sino al 1599, conobbe le
baronie degli Hugot, dei Gesualdo, dei Soriano, dei Bucali e dei Cataleda.Conserva poche testimonianze delle sue origini e del rito greco.
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Chiesa
Matrice di S. Brizio
Dedicata
a San Brizio, protettore di Calimera dall’anno 1500, era già stata
una chiesa a due navate, citata per la prima volta nella visita
pastorale del 1522, dell’Arcivescovo De Capua. Ha nove altari ed i due
del transetto sono dedicati a San Brizio (in cornu evangeli) ed alla
Madonna del Rosario (in cornu epistolæ). Un antico organo, esistente
ancora nel 1700, è stato di recente sostituito da uno nuovo, sempre in
corrispondenza del coro. L’imponente campanile ha preso il posto di
quello antico a vela. Ancora agli inizi del 1900, esistevano entrambi i
campanili.
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Stele
attica
E’
una stele funeraria del IV secolo a.C. dedicata ad una giovane,
Patroclia. In marmo attico, proviene dal Museo Nazionale di Atene ed è
stata donata dal sindaco di Atene a Calimera nel 1960, a testimonianza
del riallacciarsi dei rapporti tra Calimera e la Grecia.
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Capella
di San Vito
Esterna
al centro abitato, è ubicata vicino ad uno degli ingressi dell’antico
Bosco di Calimera. Nel 1500 ospitava un cappellano, che viveva della
rendita delle campagne vicine. Al centro dell’unica navata, spunta dal
terreno un masso forato, preesistente alla chiesa stessa. Il rito pagano
del passaggio attraverso il foro, propiziatorio della fertilità, è
stato cooptato nella religione cristiana e si svolge il lunedì di
Pasqua, rinascita per i cristiani.
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Chiesetta
di Sant'Antonio
Citata
già nella visita pastorale di De Capua del 1522, era ricca di ex voto,
come lampade di argento e indumenti sacri. Vi fu sepolto il VI parroco
di rito latino nel XVIII secolo. La facciata, con un grazioso piccolo
balconcino in pietra sull’architrave della porta d’ingresso, è
stata arretrata per rettificare la quinta stradale.
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Chiesetta
del Carmine
La
chiesa esisteva già nel ‘500 ed era pertinenza della casa che la
affianca. Rifatta nel ‘700, conserva ancora la copertura con le
capriate ed il tetto a tegole. La chiesa e la casa sono state a metà
del ‘700, proprietà dell’ultimo sacerdote di rito greco, Montanaro.
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Cappella
del Crocifisso
La
chiesetta, del XVII secolo, è stata restaurata di recente e mostra al
suo interno una serie di affreschi, di almeno tre epoche e tre scuole
pittoriche differenti.
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Altare
cappella del Crocifisso
Nella
parete absidale, in alto è Dio Padre benedicente, che sovrasta la
scena della Crocifissione con il Cristo morente, un pregevole
crocifisso in legno del Seicento, attribuito a Placido Buffelli.
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Volta
della cappella del Crocifisso
Segno
qualificante del ciclo di affreschi è la SS. Trinità: nella volta, al
centro è la colomba dello Spirito Santo, attorno a cui sono dipinti i
quattro Evangelisti e scene di paesaggi.
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